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Il_Cacciatore_Monocolo
I en hall med flesk og mjød
 
 
 
 
           
       

"Coloro che odiano intensamente, devono aver prima amato sinceramente.

Coloro che vogliono negare il mondo, devono aver prima accettato ciò che ora vogliono dare alle fiamme."

Kurt Tucholski, "Dada"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il potere è la capacità di definire i fenomeni e farli reagire di conseguenza”

Huey Newton

 

 "Uccidi un uomo e sarai un assassino.

Uccidine milioni e sarai un conquistatore.

Uccidili tutti e sarai un dio."

(Edmond Rostand)

 

 

 

 

 

 

 

"La saggezza arriva troppo tardi... quando la gioventù è finita, la tempesta è passata e le ragazze sono andate tutte a casa"

Charles Bukowski

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo blog supporta/apprezza/ama le seguenti cose:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...e soprattutto

 

 

 

It's only rock'n'roll... but I like it!


Questo blog inoltre preserva antichi culti come membro della Lega Metallica, i cui adepti sono:





























...oltre al sottoscritto:

 
1 febbraio 2005

GOD - 1 (and only) definition

Ave Neil!




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30 gennaio 2005

Genius in its puressence - 3 definitions




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12 gennaio 2005

6 anni



"Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso."

Ciao Faber




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20 novembre 2004

Gluecifer



 



 



 



 

Dunque rieccoci al Rainbow Club. Che da un annetto a questa parte porta decisamente bene in fatto di concerti. E’ arrivato il momento di una serata di rock’n’roll sparato senza fronzoli. Abbiamo un discorso in sospeso con i Gluecifer (a proposito, nel post precedente mi è scappato un “svedese” quando poi sono di Oslo… non è colpa mia se tutti i loro colleghi, dai Nomads agli Hellacopters arrivano da Stoccolma e dintorni e mi scordo che loro sono “cugini”…); in sospeso perché sono stati “saggiati” già quest’anno come spalla nell’infausta serata dei Monster Magnet. Allora l’impressione fu buona, ma si rendeva necessaria una valutazione sulla lunga distanza e soprattutto con loro a dettare le regole. Eccoci, dunque. Vedo uno dei due gruppi di supporto e constato che, come al solito, è un gruppo di supporto: basso altissimo, suono orribile, sbattimento senza energia, anche se alla fine non risultano antipatici… quantomeno si divertono sotto quei ridicoli cappellacci (un incrocio tra il Neil young di “Comes a time” e certi terrificanti copricapo del fulminatissimo Julian Cope). Vabbè, birra, e poi attesa del main act. Ed eccoli infine, addirittura giacca e cravatta per il tondarello frontman. E per far capire quale sarà il tono della serata partono in quarta con una gasatissima “Car full of stash”. I suoni ora sono giusti, le chitarre viaggiano, il passo è svelto e sciolto. Il pubblico non è numerosissimo, ma e giusto, le teste si scuotono, le mani si alzano. I brani si susseguono rapidi e la presa è sempre più forte. Sanissimo sudore comincia a colare. Nessun fronzolo, né musicalmente, né di atteggiamento, il cantante mi dimostra che si può tenere bene il palco senza necessariamente mettersi a fare il pagliaccio. Mi lascio andare. E per un po’ non c’è più altro, solo la mia immaginaria auto che corre sempre più veloce divorando distanze. I cinque macinano bene fino alla fine; hanno un bel piglio, sanguigno e diretto. Chiudono tra meritati applausi, ma… non manca qualcosa? Infatti ritornano immediatamente per assestare il colpo di grazia… un jab destro in pieno volto chiamato “Automatic thrill”. Bravi. Sudore, entusiasmo, joie de vivre, onestà. E fuoco nelle vene. That’s rock’n’roll.




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11 novembre 2004

Borracho

"Here comes the devil, prowl around
One whiskey for every ghost
And I'm sorry for what I've done
Cause it's me who knows what it cost

It breaks and it breathes, and it tears you apart
It bites and it bleeds
And this desert turns to ocean over me"


Mark Lanegan


Per vari motivi stasera non sono lì, a vederlo ed ascoltarlo per la terza volta. Ma è come se ci fossi. E' come se tornassi indietro all'anno scorso. A uno dei più bei concerti mai visti in assoluto Sono sicuro che ora quella voce sta ancora smuovendo continenti nei cuori chi ha l'onore di ascoltarla. ENORME.




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29 ottobre 2004

See me, feel me




 




 




 


"Listening to you,
I get the music.
Gazing at you,
I get the heat.
Following you,
I climb the mountains.
I get excitement at your feet.

Right behind you,
I see the millions.
On you,
I see the glory.
From you,
I get opinions.
From you,
I get the story."

The Who. Maximum R'n'R.




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23 ottobre 2004

One rode to Asa bay...




 




 




 




 "Now that the wind called my name
And my star had faded now hardly a glimpse up in the empty space
And the wise one-eyed great father in the sky stilled my flame

For the ones who stood me near
And you few who were me dear
I ask of thee to have no doubts and no fears

For when the great clouds fills the air
And the thunder roars from o, so far away up in the sky
Then for sure you will know that I have reached the joyous hall up high"

In memory of Quorthon. I en halle meg flesk og mjød. Thank you.




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18 settembre 2004

Pulled under at 2000 metres a second



 



 



 

Ho finito di ascoltare per la prima volta "A natural disaster" degli Anathema... davvero bello, ma non poco! E' impressionante come con gli anni la loro musica si sia "aperta". Davvero suggestivo, evocativo ed emozionalmente trascinante. Buon viatico per la serata milanese.




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7 agosto 2004

Nuovi ascolti recenti

Tra le cose più interessanti ascoltate di recente segnalo il nuovo Wilco (“A ghost is born”). Chi ha apprezzato il precedente “Yankee hotel foxtrot” si troverà di fronte ad un ulteriore passo in avanti di Jeff Tweedy e compagni, tanto che a mio giudizio offrono il loro lavoro migliore (devo comunque ancora ascoltarlo meglio). Disco comunque di non comune intelligenza e intensità, capace di metabolizzare diverse influenze in un unico definito stile dai molti sapori, ma dalla personalità spiccata.

L’altra chicca è in realtà uscita l’anno scorso… e solo ora finalmente posso assaggiarla. Ma di certo ne valeva la pena… "Send" dei gloriosi Wire mostra una band in forma smagliante, degna erede di quella che ci regalò più di 25 anni fa gemme del calibro di “Pink flag” e “154”, ma con una definizione sonora più attuale che non fa altro che valorizzare la musica feroce, lancinante e affilatissima della band. Una cattiveria sonora e verbale di una lucidità che ha pochi paragoni oggi.

Chiudo con il consiglio della buona notte, un riascolto stavolta: io mi sto allietando con “I can hear the heart beating as one” degli Yo La Tengo. E’ sempre un viaggio belissimo. Let’s return to Hot Chicken.




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25 luglio 2004

Neil Young - 1



 



 



 
Neil Young (1969)

Nell’agosto 1968, al momento dell’uscita di “Last time around”, loro terzo e ultimo album, i Buffalo Springfield non esistevano già più. E ancora prima dello scioglimento della band Neil Young aveva giocato d’anticipo uscendo dal gruppo intenzionato ad intraprendere la propria via personale. Nell’autunno dello stesso anno lo troviamo già nello studio di registrazione ad incidere la propria opera prima, pubblicata nel gennaio del ’69. Come esordio, “Neil Young” risulta decisamente acerbo, ed anche i riscontri commerciali saranno scarsi. Ma in nuce c’è già quello che è destinato ad esplodere. L’album pecca soprattutto di sound; Young è partito con fretta e ancora i collaboratori non sono quelli giusti, nonostante in questo disco suonino Jim Messina (basso), Ry Cooder (chitarra, steel guitar), Dr. John (piano) e George Grantham (batteria). La produzione poi (ad opera di un “pool” composto dallo stesso Young, Jack Nitzche, Ry Cooder e David Briggs) non è adeguata; troppi orpelli soffocano spesso la musica del Canadese, che tende invece a tutt’altra direzione. Valga per tutti “The old laughing lady”, appesantita da archi, piano elettrico e cori femminili; provate a confrontarla con la ripresa che ne fa Young ad aprire “Unplugged” del ’93 con solo voce e chitarra acustica e vi accorgerete che è praticamente un altro, differente, bellissimo pezzo. Pur in versione dimessa, l’album contiene però il primo grande classico dell’epopea younghiana, quella “The loner” che diventerà cavallo di battaglia della scaletta live. Per capire il perché bisogna sentirla su “Live rust” del ’79 e ci si potrà rendere conto di quanto questo pezzo scalpiti, mentre qui è ovviamente più paludato. Qualche segnale interessante si ricava dai 9 minuti di “The last trip to Tulsa”, ballad dal testo che ricorda vagamente il Dylan più visionario. Lo stesso Young non sarà alla fine molto soddisfatto del lavoro, capendo che la sua musica aveva bisogno di una sterzata verso suoni più asciutti, diretti, vivi. I risultati di queste considerazioni non avrebbero tardato ad arrivare, già in quel 1969…



 




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